lunedì, 06 ottobre 2008

Michelangelo, Cappella Sistina

La Libido e il Desiderio

"La libido è come un quantum di energia potenziale da cui ciascun individuo è costituiti alla nascita; si manifesta subito come tendenza a rendere esplicito un mondo latente di relazioni, appetiti o intenzionalità verso gli "oggetti" del mondo per acquisirne il possesso, assimilarne le qualità e svolgere quell'energia in manifestazione, come un seme si traduce in frutto." (Augusto Vitale, Solve e coagula).  

Per gli alchimisti la libido, l'energia potenziale, ha origine dal "corpo del Dragone", metafora di un centro di energia incandescente  e violenta da cui fuoriscono due nature, quella maschile (la volpe) e quella femminile (il gallo). Il seme diventa frutto e il frutto della libido occidentale produce una coscienza distorta della Realtà. L'alchimia orientale è più chiara nel descrivere il frutto della libido, chiamato in genere "Kama", desiderio di possesso. Nella Bhagavadgita,  Krsna spiega ad Arjuna il significato del Kama:

"Il Desiderio (Kama) - questa passione furiosa e irosa che nasce dal guna  dell'azione violenta (il Dragone) - è il grande male, la grande brama. Sappi che nel nostro mondo questo è il peggior nemico".  

Dalla libido fuorisce la duplice natura del Desiderio. Desiderio di possedere  o di conservare, di conquistare o di difendere. In ogni caso il Desiderio offusca la  ragione, l'organo con cui è possibile percepire e discriminare ciò che è vero, giusto e buono per se stessi e l'umanità.

"Come il fuoco avvolto dal fumo, uno specchio dalla polvere e un bambino nell'utero della placenta, così la ragione è avviluppata dal desiderio. Anche la più alta intelligenza dell'uomo è  avviluppata da questo nemico eterno, il  Desiderio, che assume tutte le possibili forme ed è insaziabile. ...Pertanto, controlla gli organi dei sensi e uccidi questo Maligno, il distruttore della conoscenza e della comprensione." (Krsna)

La Percezione come controllo dei sensi

Per gli alchimisti rinascimentali  il controllo dei sensi avviene sviluppando le doti della percezione (l'arte della spada). Tuttavia anche l'individuo dominato dal Kama sviluppa il controllo dei sensi e orienta la libido su obiettivi sempre più elevati, anche dal punto di vista spirituale, come  un cardinale che aspiri  a diventare papa. L'alchimia distingue due tipi di evoluzione della percezione, descritte dalla Seconda Chiave di Frate Basilio Valentino.

1. La percezione asservita alla libido  finalizza la percezione della realtà alla realizzazione di fini materiali o sociali. La percezione  utilitaristica è rappresentata dal Grifone, l'uccello che  guida la spada dell'alchimista  di destra.

2. La percezione alchemica che evolve attraverso le sei modalità dell'anima: autoavvertimento, propriocezione, introspezione, proiezione/autoanalisi , visualizzazione e meditazione. 

La percezione alchemica è rappresentata dal serpente attorcigliato sulla spada, simbolo della  capacità dell'occhio di percepire le azioni modellate, suggerite e ispirate dal desiderio di possedere e dominare qualsiasi cosa, compreso i sistemi dell'informazione e della conoscenza, della comprensione e della saggezza.

L'alchimista con il  grifone è costretto ad indietreggiare, abbagliato dall'intuizione e dalla discriminazione di Hermes, emblema dell'intelligenza  capace di sintetizzare, amalgamare e riunificare la ragione razionalizzatrice di Saturno e la ragione discorsiva di Zeus (i due caducei impugnati con le due mani).

L'alchimista con il serpente invece avanza e si avvicina sensibilmente alla percezione delle molteplici Verità che  emanano da una unica  realtà.  

Realtà dominata dal desiderio, il frutto proibito della conoscenza dell'anima. offerto dal serpente (la libido) ad Eva, l'anima femminile capace di  trasformare il quantum di energia potenziale (la mela/desiderio) in amore, creatività e coscenza di relazione. 

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giovedì, 25 settembre 2008

"Io sono Dea di grande Bellezza e di nobile stirpe, nata dal nostro mare  (la dimensione psichica iperconscia  sperimentata dalle madri, dai poeti e dagli artisti), e circondo  il mondo intero (i sentimenti materni sono ovunque nella Terra). Sempre in movimento, spando dalle mie mammelle il Latte (amore materno)  e il Sangue (passione). Cuocili entrambi, fino a convertirli in Oro (conoscenza) e Argento (saggezza), ad ogni altro metallo superiori: io rendo molto ricco colui che mi possiede." Frate Basilio Valentino,  "Azoth", 1623

Con parole non dissimili il filosofo arabo Avicenna (Ibn  Sina, 980 - 1037) scriveva che il Latte della Vergine è composto da due sostanze, un liquido lunare bianco e uno  solare rosso che formano insieme il mercurio dei filosofi. I due devono essere cotti insieme  da Vulcano, affinchè  il mare dei filosofi (la cultura alchemica  dell'amore/conoscenza) sia trasformato in oro.

"Nell'Odissea  Ulisse si allontana dalla sua casa per conquistare il mondo, però man mano che si riavvicina ad essa è tenuto a confrontarsi con i simboli femminili di Atena, Circe, Calipso, Ninfe, amazzoni, sirene; tutti archetipi del femminile (il mostro marino endocrino, simbolo della psiche femminile connessa alle ghiandole del corpo) che completano l’umanità di questo eroe conquistatore del mondo superficiale, il mondo del potere e del dominio sopra i nemici e sopra tutte le cose. Quando però non ci sono più nemici, queste donne, ognuna a suo tempo e con quieto discernimento, gli insegna nuovi modelli di conoscenza (oro)  e di saggezza (argento). Quando la lotta è terminata, l’uomo ha la possibilità di sopprimere queste nuove possibilità di crescita e di umanizzazione, oppure può armonizzarle all’interno di sé e nei confronti di quanto lo circonda. Questa momento spesso coincide con uno stato di apparente inattività. Tuttavia, questa gestazione (cottura) che assimila elementi maschili e femminili integrandoli, rappresenta uno dei momenti più creativi della nostra esistenza, proprio come accadde ad Ulisse.
(Antonella Iurilli Duhamel)

C'è una cosa che le donne sanno fare bene: generare i figli e allattarli con il latte  che sgorga dalle ghiandole mammarie (la venere in cancro).  Il sistema ghiandolare femminile è suddiviso in due parti tra loro comunicanti; le ghiandole  che sostengono la produzione dell'amore del corpo (il latte) e le ghiandole che attivano l'amore delle mente (il sangue)  che fanno "riferimento"  alla ghiandola del Talamo  (venere in capricorno).  E' abbastanza raro che le donne siano coinvolte contemporaneamente nel corpo e nella mente. Quando ciò accade, ed è il caso di Ulisse, il  sig. Nessuno, il latte e il sangue  zampillano da entrambe le mammelle (i due emisferi cerebrali) e donano al "maschio"  l'amore e la conoscenza del corpo femminile (l'oro)  e l'amore e la saggezza della mente femminile (l'argento), ovvero il nucleo di sostanze che formano il Mercurio dei filosofi, dei saggi, degli artisti e dei poeti. 

L'alchimista suggerisce di cuocerli insieme, perchè dalla loro unione scaturisce un filo di Mercurio in grado di percepire  (telepaticamente)  le sensazioni, le emozioni e i sentimenti corporei delle donne e , in un secondo momento, i loro desideri, speranze e pensieri più reconditi (come nel film "What the women  want). A chi acquisisce tale potere viene concesso denaro e fortuna e non è un caso che gli stilisti, gli artisti e gli uomini  in genere ricchi e fortunati, siano legati da un doppio filo con la figura materna, al punto da esercitarsi sin da piccoli a percepirne il "corpo astale".

Il corpo astrale circonda la terra. I sentimenti e desideri delle madri sono ovunque e uguali in ogni parte del mondo. Chi  sviluppa l'intuizione (il mercurio femminile) e percepisce  il mormorio segreto che le ghiandole del corpo trasmettono a quelle dell testa e viceversa,  è destinato a conquistare le  più grandi ricchezze e successi. In india si festeggia nel mese di Novembre (nel segno dello scorpione)  la festa delle luci, la festa della Dea Lakshmi,  dea della bellezza, della fortuna e del successo che arride a chi  la venera, ghiandola dopo ghiandola, chakra dopo chakra.  La donna dello scorpione, più di altri segni, illumina  tutte le ghiandole con il progesterone generato dalle ovaie. Una dopo l'altra, le ghiandole si ravvivano e producono la "luce astrale"  caratteristica delle mamme che allattano e delle donne in amore.

Nella mistica cristiana il fenomeno è raffigurato dall'aureola. Il filo di  mercurio che ci permette di sondare i sentimenti, i pensieri e persino gli stati coscienza altrui racchiude una luce dorata, simbolo dell'amore e della conoscenza generati dalle donne e dalla anime (femminili) in genere. L'anima dei santi emette una luce dorata di amore e compassione che viene contenuta dal filo dell'aureola verticale (la Vergine), mentre la luce argentea della conoscenza dei saggi viene contenuta da una aureola orizzontale (la Madonna). Straordinarie le doppie aureole dipinte da Gentile da Fabriano. Alcune di queste sono solcate da parole scritte in arabo, ebraico e greco, a sottolineare  il loro significato di "fonte" da cui sgorga amore e compassione (la prima aureola), comprensione e conoscenza (la seconda aureola).

Gentile da Fabriano, 1390 Madonna col Bambino tra San francesco e Santa Chiara

Che cosa desiderano le donne?

Sperano sempre di incontrare un uomo dotato di un pò di intuizione, capace di sedurle prima nella mente e poi nell'anima e di entrare in punta di piedi nel loro "corpo astrale" e "mentale", prima ancora di quello fisico.  Purtroppo il mercurio dei filosofi è ormai scomparso dalla terra e dal seno femminile non zampilla più, da ormai molto tempo, il "latte e il sangue",  i due fluidi che rendono possibile ogni vera  "fusione" alchemica di maschio e femmina. 

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categoria:arte sacra, gentile da fabriano
martedì, 23 settembre 2008

Matrix

Le storie del cinema sono spesso imperniate sulle vicende di uomini o donne impegnati ad affrontare situazioni difficili, al limiti dell'ordinario e quasi sempre fuori dall'ordinario. Al protagonista sono richieste delle prove che comportano il superamento di ostacoli, difficoltà e crisi determinate dalla realtà contingente, esterna e interna. Che siano eroi, avvocati o uomini qualunque, oppure donne con spiccate abilità atletiche e mentali, a ognuno di essi la trama chiede  una trasformazione sostanziale degli elementi psichici, delle informazioni mentali e delle capacità latenti in azioni, pensieri e sentimenti che trascendono la dimensione quotidiana  dell'essere.

Il Bene e il Male si confrontano poi ad armi pari,  poichè ciò che fa la differenza tra  il Sig. Anderson e il Sig. Smith (Matrix), non è la bravura, il talento, la velocità, lo stile o la potenza  delle azioni, ma la qualità del "Sale" che hanno in testa,  simbolo alchemico della "coscienza sensoriale" che evolve in coscienza morale, etica e spirituale. 

Nella "Trilogia di Matrix" appare evidente che non esiste una differenza sostanziale tra  Anderson e Smith. Entrambi  'superano' la dimensione dominata dagli istinti, regno incontrastato delle "macchine e delle seppie" e la dimensione dei rapporti quotidiani "terrestri" alterati dal psicosoma individuale e collettivo. Entrambi operano  nella dimensione mentale (il pneuma) in cui è possibile  avere esperienze virtuali della realtà e comprendere il significato simbolico dei fatti (i frame di Matrix)  che accadono quotidianamente, generati  dal Caso, dal Caos, dal Karma e dalla Necessità e interpretati dall'Oracolo.

Il Sig. Smith incarna i panni  dell' alchimista nero (lo stregone),  emblema dell'individuo mentalmente  evoluto, capace di manipolare, suggestionare e persuadere  la psiche 'ingenua'  'proiettando' ad arte immagini, parole e  giochi di coscienza  (Il Mercurio surriscaldato  esce dalla storta e si proietta all'esterno assumendo la forma di goccioline) che hanno come unico fine il consenso e l'omogolazione della massa.

Nei primi due episodi il Sig. Smith è affiancato da due collaboratori (parole e immagini) che hanno la facoltà di "entrare"  nell'identità di chiunque, poichè la sostanza dello Zolfo (istinti, pulsioni e libido) è presente in ogni individuo, indistintamente. Siamo tutti facilmente suggestionabili da messaggi ambigui, di natura ipnotica, come quelli della pubblicità, che ci omologa a consumatori di merci o  "numeri elettorali" da influenzare e convincere.

Invece nel terzo episodio  il Sig. Smith, giunto al massimo delle proprie potenzialità mentali, creative e cognitive, riesce a omologare chiunque, al punto che ogni individuo si identifica con lui, spinto ad agire dalla stessa bramosia e  volontà di dominio, dalla stessa libido sociale, materiale e persino spirituale.

Alla fine siamo tutti come il Sig. Smith e diventiamo il Sig. Smith.  Per gli alchimisti il male è connaturato alla realtà biologica dell'individuo che obbedisce ciecamente agli stimoli psichici provenienti  dal sistema preordinato e preorganizzato degli istinti (Il serpente).  continua Studio di Afrodite

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lunedì, 22 settembre 2008

La leggenda di Artù

Con la conquista normanna dell'Inghilterra (1066), la conquista spagnola di Toledo (1085) e l'inizio della prima crociata (1097)  s'inaugura una nuova era  per la produzione creativa di favole, leggende e miti. Nuovi concetti filosofici e teologici dovevano essere padroneggiati e assimilati. Le traduzioni dall'arabo, le sete e le mode d'oriente, gli eretici manichei, i cabalisti e i mercanti ebrei aprono alla mente europea un nuovo universo mitologico con cui  doveva trovare un accordo non solo la ragione ma anche il cuore.

Per la prima volta la mente occidentale, in particolare quella francese, si confronta con i raffinati testi della poesia e della letteratura araba in cui si narra, senza mezzi termini,  l'alchimia dell'amore sessuale e la sua sublimazione in fantasia, immaginazione e scoperta, davvero imprevista, di una dimensione "subconscia" della psiche  in cui l'anima della donna si esprime per immagini, metafore, allegorie e dichiara, attraverso  il trucco, i colori e la foggia delle sete, la propria disponibilità a congiungersi con il corpo, l'anima e lo spirito dell'amato.

Quando l'inghilterra cade in mano normanna, i re e le corti  anglo-sassoni furono sostituiti da una aristocrazia di lingua francese, con forti agganci continentali, che offrì nuove possibilità  creative ai bardi e ai narratori  delle Isole Britanniche. Tra il 1066 e il 1140  avviene un grande risveglio creativo  che dà vita  a un processo mitogenetico di rinnovamento  della tradizione orale celtica. E' in quest'epoca che vengono rivisitate le gesta di Artù risalenti al 500 d.c. 

Artù, l'eroe che sconfigge 900  nemici  nella battaglia di monte Badon affidandosi all'immagine della Madre di Dio dipinta sullo scudo, si trasforma per mano di Geoffrey,  in un uomo dilaniato dal sospetto, dalla gelosia (l'infedeltà di Ginevra) e dal tradimento del nipote (Mordred) con cui combatte l'ultima battaglia prima di giungere ad Avalon.

L'opera al Rosso (alchimia della seconda Materia)

Le crisi patite da Artù sono le stesse affrontate dall'alchimista dell'Opera al rosso, il secondo Atto della Grande Opera in cui l'individuo deve affrontare le emozioni che emergono dal subconscio. Rabbia, invidia, gelosia, desiderio di vendetta e bramosia cieca e irrazionale rappresentano  il "drago" che tiene in ostaggio la bella fanciulla  (l'anima psichica) sulla sommità della torre. Nessuno è immune da queste emozioni che appartengono alla sfera (circolare) del subconscio,  metafora di un non-luogo  in cui  la sostanza dell'essere (solfo, mercurio e sale) deve essere trasformata in quattro Atti (il quadrato) dalla Rossa Tintura, metafora della conoscenza della psiche femminile mediata da una esperienza diretta delle pulsioni del cuore. continua su http://martabreuning.menstyle.it/

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categoria:alchimisti, leggende alchemiche
venerdì, 19 settembre 2008

L' amore e' un atto di fede.
Nessuno e' obbligato a comprendere un altro essere, per amarlo.
L' amore e' un atto di fede.
Può' durare una vita o un attimo.

David Lynch



J. Bosch, Martire crocifissa, Sant'Antonio, soldato condotto da un monaco , trittico, Palazzo Ducale, Venezia. 

Avere fede nell'amore e nel tempo futuro è  il miglior antidoto della depressione. Tuttavia questa forma di "irragionevole certezza", o di "ragionevole follia", richiede un particolare  "training" mentale e spirituale, lo stesso descritto allegoricamente da Bosch.

Un soldato, emblema dell'individuo che deve affrontare in battaglia le insidie della morte, la paura  e il senso di angoscia indotto dalla precarietà e dell'incertezza della sorte, è accompagnato da un monaco ad osservare con attenzione la crocifissione di una martire, simbolo della fede irrazionale che nessuno vorrebbe "indossare". La fede dell'alchimista è una fede "somatica". Non proviene da un convincimento filosofico, morale, religioso o spirituale, ma da un atto di "crocifissione" (morte simbolica) del desiderio psichico (la Martire) di nutrire fede in qualcuno al di fuori di se stessi. 

Il modello da seguire è quello di Sant'Antonio, protagonista di una fede razionale nelle potenzialità dell'anima  androgina (corpo e psiche) di superare le crisi con la forza dell'amore per l'altro (il cuore fisico) e dell'amore per Dio, inteso come l'essere interiore in grado di raccogliere e sostenere la speranza nel futuro (il cuore spirituale) 

Sant'Antonio protegge gli innamorati e le unioni di coloro che giungono a far morire la pulsioni della gelosia, dell'invidia e della paura di essere traditi o trascurati.  L'atto dell'amore richiede una perdita di ego, di rinuncia all'io e sacrificio di sé.

 

Bosch, La nave dei folli

L'atto della speranza richiede allo stesso modo la fine delle illusioni legate alla materialità e la rinuncia alla "follia degli uomini" di  continuare a vivere credendo di essere immuni dalla morte imprevista, improvvisa, spesso assurda e incomprensibile, come quella che accade in seguito ad un incidente o una malattia grave. La "nave dei folli" è la condizione di coloro che continuano a gozzovigliare e ricercare piaceri e non si accorgono che la vita, come una nave lasciata a se stessa, va alla deriva, senza nessuna guida se non la pulsione a godere di tutto e di più, anche a scapito degli altri.

La venerazione della croce  si configura quindi come un processo di trasformazione spirituale che inizia  con una semplice costatazione: la stessa provata dal soldato accompagnato dal monaco a riflettere sul significato della sua vita. E'  leggittimo sperare in un cambiamento futuro?

Per gli alchimisti il "filo del tempo"  si illumina quando l'amore del cuore fisico si collega con la coscienza del cuore spirituale. Quando ciò avviene l'individuo supera la paura della morte e vive nel tempo presente come fosse l'ultimo giorno. Affrontare l'incertezza dei rapporti e del tempo futuro richiede una costante opera di rinuncia  a difendere a tutti i costi lo status quo, il tenore di vita, la bellezza del corpo che invecchia e la  conservazione egocentrica  del proprio benessere psicofisico.

Bosch sintetizza in un trittico la saggezza millenaria dei veggenti, dei profeti e dei santi che hanno affrontato le avversità del mondo senza armi e senza scudi.

 

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categoria:bosch
giovedì, 18 settembre 2008

"La realtà non è leggibile in modo certo. Le parole, le idee e le teorie non riflettono, bensì traducono la realtà in modo insufficiente ed erroneo. La nostra realtà non è altro che la nostra idea della realtà." (E. Morin)

Per gli alchimisti c'è solo un modo di  "leggere" la Realtà in modo certo: la Percezione. Ma per esercitare  le facoltà della percezione, chiamata in gergo alchemico "la nostra Arte", è indispensabile compiere due atti rivoluzionari per la mentalità occidentale:  astenersi dall'azione e rinunciare alla pretesa di interpretare e quindi fissare la realtà  con leggi, teorie, dogmi, teoremi scientifici, economici , sociologici e matematici.

Il primo atto  è stato descritto da Botticelli nel dipinto "Venere e Marte". Venere è completamente vestita, segno che non deve espletare nessuna funzione corporea sollecitata dall'eros, dall'amore o dalla passione dei sensi. Marte  invece è nudo e addormentato, a dichiarare che  la pulsione sessuale, il desiderio creativo  e la libido di agire  sono in uno stato di immobilità, come quello che  si realizza durante le fasi di riflessione o di meditazione.  Venere inoltre si trova a sinistra, dove per convenzione sorge il sole, ad indicare che le facoltà dei sensi sono concentrate nell'atto di percepire e non di agire. Venere vestita è l'emblema della percezione in azione, considerata dagli alchimista  il principio  di ogni conoscenza, di ogni indagine e scoperta di ciò che è vero, eterno e immutabile. La percezione di Venere è la stessa percezione delle "donne alchimiste", per loro natura attente a selezionare gli elementi ( i tre satiri) che disturbano, ostacolano e distorcono la visione della realtà. I tre satiri impugnano infatti una lancia con l'intento di  accecare Marte al fine di sostituire la visione di ciò che è  reale, con una sua improbabile interpretazione. Parole, idee e teorie, come afferma il sociologo Edagar Morin, traducono la realtà in modo insufficente ed erroneo e  producono un'idea distorta e spesso capovoltà di ciò che è vero, giusto e buono per l'individuo e la società (il quarto satiro sorregge il gomito di Marte e infila  uno strumento di misurazione capovolto tra il dito medio di Marte e il terreno/realtà). Tuttavia evolvere nella percezione richiede alcuni passaggi iniziatici che nemmeno le donne  sono in grado di affrontare senza la giusta dose  di "ragionevole follia".

Bosch è  il maggior interprete delle iniziazioni  alla percezione alchemica. I soggetti a sfondo religioso hanno il preciso scopo di indirizzare l'interpretazione delle immagini su un piano spirituale elevato,  dove convivono  i  "nobili" sentimenti della rinuncia, del sacrificio, dell'abbandono, del perdono e della compassione  e  della dissoluzione dell'ego.

E' in quest'ottica che si deve interpretare la serie di opere  in cui raffigura "Cristo portacroce" dipinto  da Bosch in mezzo ad una accozzaglia di gente che parla senza pensare, che bestemmia parole senza senso, che discute unicamente per convincere, suggestionare o manipolare la psiche altrui. Anche chi tace, come la donna che mostra l'icona di Cristo dipinta su una tela,interpreta la realtà mistificando la verità attraverso la proiezione di immagini conformi agli scopi che la "libido spirituale"  indotta dalla religione si prefigge.

Cristo portacroce è l'emblema della consapevolezza di vivere in un mondo farneticante, meschino, volgare e ignorante. Le parole, le idee, le opinioni, le teorie, le filosofie, i principi e i dogmi rappresentano il tentativo di inchiodare la realtà a una Verità Assoluta (Dio), mentre per Bosch (e gli alchimisti orientali) la Verità è sempre relativa a un periodo storico, a una cultura o una condizione economica-lessicale. A volte la Verità è abbastanza forte e incisiva nel convincere l'anima degli uomini, altre volte è debole e frammentata,inadeguata e incapace a descrivere la Realtà assoluta testimoniata da Cristo.
Il Cristo dipinto da Bosch sale sul Calvario portando la croce della  rinuncia dell'intelletto razionalizzatore a interpretare la Realtà secondo schemi predefiniti, poichè in ogni situazione critica, anche la più banale, deve essere comunque fatta la volontà del "Padre mio", metafora di una precisa volontà di  perseguire le Leggi evolutive (la Verità alchemica) suggerite dalla "percezione di Venere", in grado di vedere amore, bellezza e perfezione aldi là delle parole, delle critiche e delle regole conformi al gusto della massa. 

Verità e Realtà sono i due assi della croce che il filosofo alchimista di Bosch aiuta a 'sollevare', affinché la consapevolezza  degli errori compiuti dall'intelletto egopatico, egocentrico e finalizzati agli scopi (il fine giustifica i mezzi) conduca alla Ragione, quella alchemica. 


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categoria:bosch, botticelli
martedì, 16 settembre 2008

Ai tempi di Guffurio (1430 circa), famoso per un suo Trattato sull'armonia musicale assimilata alla Musica delle sfere celesti,  non esistevano le numerose correnti di psicologia che sono sorte nel XX secolo. L'essere umano era percepito come totalità formata dal corpo fisico e dal corpo sottile, considerato una realtà impalpabile ma concreta. Facevano parte del corpo sottile cinque "guaine"  vivificate al suo interno dalla sostanza mercuriale che aveva la proprietà di diventare sempre più luminosa e rapida nel selezionare le "informazioni" provenienti dall'interno del corpo fisico (enterocezione) e dal mondo esterno (esterocezione). La moderna psicologia definisce  genericamente il corpo sottile con il concetto di Psiche, contemplando così al suo interno tutti i fenomeni invisibili che  sostanziano concetti diversi come quelli di anima, subconscio, inconscio, superconscio, Es e Se.

Nel rinascimento la trasformazione del Mercurio all'interno delle "guaine"  psichiche veniva definita " Amor sui", amor di sè,  termine coniato da sant'Agostino nei primi secoli dopo Cristo per chiarire il rapporto che l'io ( Amor) intrecciava con  il corpo sottile (Psiche). La mitologia greca influenzava notevolmente lo sviluppo dei concetti psicologici, con effetti così sorprendenti sullo studio della natura umana ancora oggi incompresi e spesso vituperati. Il corpo era infatti considerato il Tempio di DIo, ovvero il luogo sacro in cui  il senso di sè (fisico, psichico, mentale, spirituale, creativo e cognitivo) poteva crescere ed evolvere  nella  coscienza morale (Gesù) e spirituale (Cristo) che caratterizza il Figlio di DIo.

Quando il corpo è pervaso dal demone dell'Eros,  Psiche si accoppia generando il mondo delle sensazioni (le ninfe), delle emozioni (le donne) e dei sentimenti (le Dee) che strutturano il mondo dell'Anima. Quando invece subentra il desiderio di conoscere l'eros,di guardare il suo vero volto, allora emerge l'amor di sè  in grado di esplorare i territori della mente subconscia (istinti), inconscia (pulsioni)  e iperconscia (libido) che conducono l'anima negli Inferi, nel regno dell'Ombra.. 

La favola di Apuleio  - tratto da Wikipedia

Il percorso evolutivo di Psiche viene descritto allegoricamente da Apuleio nella sua famosa favola:

Psiche è una bellissima principessa, così bella da causare l'invidia di Venere. La dea invia suo figlio Eros perché la faccia innamorare dell'uomo più brutto e avaro della terra, perché Psiche sia coperta dalla vergogna di questa relazione. Ma il dio, Eros, si innamora della mortale, e con l'aiuto di Zefiro, la trasporta al suo palazzo, dove, imponendo che gli incontri avvengano al buio per non incorrere nelle ire della madre Venere, la fa sua. Ogni notte Eros va alla ricerca di Psiche, ogni notte i due bruciano la loro passione in un amore che mai nessun mortale aveva conosciuto. Psiche è dunque prigioniera nel castello di Eros, legata da una passione che le travolge i sensi. Una notte Psiche, istigata dalle sorelle, decide di vedere il volto del suo amante, pronta a tutto, anche all'uomo più orripilante, pur di conoscerlo. È questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale: una goccia cade dalla lampada e ustiona il suo amante; il dio vola via e Venere scaglia la sua punizione.

Venere sottopone Psiche a diverse prove: nella prima, per esempio deve suddividere un mucchio di granaglie con diverse dimensioni in tanti mucchietti uguali; disperata, non prova nemmeno ad assolvere il compito che le é stato assegnato, ma riceve un aiuto inaspettato da un gruppo di formiche, che intendevano ingraziarsi il suo innamorato. (metafora della percezione categoriale delle sensazioni)

L'ultima e più difficile prova consiste nel discendere negli inferi (l'ombra) e chiedere alla dea Proserpina un po' della sua bellezza/conoscenza. Psiche medita addirittura il suicidio arrivando molto vicino a gettarsi dalla cima di una torre (archetipo del subconscio). Improvvisamente, però, la torre si anima e le indica come assolvere la sua missione. Durante il ritorno, mossa dalla curiosità a lei tanto cara, aprirà l'ampolla (data da Venere) contenente il dono di Proserpina, che in realtà contiene il sonno più profondo (l'inconscio onirico). 

Ancora una volta verrà in suo aiuto Amore, che la risveglierà dopo aver rimesso a posto la nuvola soporifera (uscita dalla ampolla). Solo alla fine, lacerata nel corpo e nella mente, Psiche riceve l'aiuto di Giove  (la conoscenza discorsiva della verità). Mosso da compassione il padre degli dei fa in modo che gli amanti si riuniscano: Psiche diviene una dea e sposa Amore. Il racconto termina con un grande banchetto al quale partecipano tutti gli dei, alcuni anche in funzioni inusuali: per esempio, Bacco (la coscienza sensoriale) fa da coppiere, le tre Grazie (facoltà evolutive)  suonano e il dio Vulcano  (la trasmutazione metallica del Mercurio) si occupa di cucinare il ricco pranzo.
Al termine del banchetto i due giovani godettero dei piaceri amorosi e da questa unione nacque un figlio,
Piacere, identificato dai latini con Voluptas.

Amore e Psiche, olio su tela di Anton van Dyck, ca. 1636, Londra, Royal Gallery Collection.
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categoria:mitologia
lunedì, 15 settembre 2008

 

Rembrandt, Lezioni di anatomia del Dott.Tulp, 1632

Anche Rembrandt, pochi decenni dopo Caravaggio, elabora una straordinaria sintesi dei processi di evoluzione della percezione sensoriale attivati non più dall’Eros, ma dal desiderio di conoscere la verità. La condizione preliminare posta da Rembrandt è che l’alchimista abbia sufficiente energia mentale per modellare gradualmente la percezione sensoriale in un vero e proprio strumento di conoscenza.
La lezione di anatomia del Dottor Tulp” è il banco di prova di ciò che l’allievo è stato in grado di “affinare mentalmente” durante la fase di introversione psichica della libido.
La neurofisiologia alchemica procede per schemi di sviluppo della coscienza che sono strettamente connessi alle modificazioni psichiche, per cui l’introversione di “Bacco” è propedeutica per generare una diversa circolazione degli imput sensoriali provocati dai “travasi di bile nera, rossa e gialla” nel sangue o dalla veicolazione del “flegma” (l’adrenalina prodotta dalle surrenali) nei vari canali di conduzione dell’informazione al cervello (il sangue, la linfa, il fluido cerebrospinale).
La trasformazione dell’anima psichica, vittima o arteficie dell’illusione sensoriale connessa alla ‘secrezione biliari’ (umore), in anima intellettiva dotata di autocontrollo (carattere), matura attraverso la consapevolezza cognitiva delle sensazioni che informano sulla natura e l’origine dei conflitti con l’ambiente esterno.
L’ambiente interno è preservato dall’istinto di conservazione peculiare del ‘pleroma femminile’ in grado di attivare processi di trasformazione chimica, magnetica e persino nucleare dell’energia psichica. Allo stesso modo lo sviluppo sociale della percezione sensoriale ha lo scopo di preservare la specie attraverso il sistema di avvertimento cognitivo e di difendere il territorio, la società e la cultura con l’utilizzo di sistemi sempre più sofisticati di osservazione della realtà (la percezione dei satelliti spaziali ad esempio).
Raccogliere informazioni in modo appropriato è quindi fondamentale per sopravvivere e realizzare gli strumenti, le tecniche e i mezzi adatti per riportare l’organismo individuale e sociale in equilibrio.

Rembrandt codifica nei volti degli allievi tutte le potenzialità della “propria arte” di “comprendere la realtà’ attraverso l’evoluzione dell’energia psichica in attenzione, concentrazione, focalizzazione e contemplazione.

La disattenzione, la distrazione e l'incapacità di focalizzare la situazione in tutti i suoi aspetti, sono gli aspetti deteriori della percezione sensoriale descritti da Rembrandt nei volti dei primi tre studenti che si trovano a sinistra del dipinto. Al centro, vicino al Dottor Tulp, emerge lo studente che ascolta con attenzione le parole anche senza guardare le immagini, mentre gli altri tre esprimono una qualità della percezione superiore alla media.
Concentrazione mentale, focalizzzazione cognitiva sui testi e lo sviluppo della percezione sensoriale translogica in grado di procedere per astrazioni simboliche, schemi sintetici, visioni schematiche, sintesi creative e simboli sostitutivi delle parole, rappresentano i tre stadi di sviluppo della percezione sensoriale in strumento di indagine e conoscenza
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giovedì, 11 settembre 2008
 

Leonardo, Leda e il cigno

Il canale centrale

La filosofia di Afrodite afferma che l'amore spirituale  e l'amore per l'arte sono manifestazioni diversificate di una unica energia che sale dal cuore fisico fino a "illuminare" i due emisferi cerebrali attraverso un canale chiamato dai mistici "gedeon", o "fontana di luce".  Questo canale ha origine dal cuore fisico e arriva nel centro della fronte (il bindu dei tantrici), fra le due sopracciglia. Da qui si  biforca verso il lobo temporale sinistro e quello destro e converge sulla sommità della testa, nel punto in cui  si forma alla nascita la fontanella che poi si richiude e si salda con la calotta cranica superiore.

L'amore del cuore, lo stesso provato per i sentimenti di amicizia e le passioni più brucianti,  ha la qualità di non aver paura del tempo futuro. Chi ama con il cuore lo fa per sempre, anche se passano gli anni e l'amato vive lontano...Il mistero è lo stesso descritto nell'estasi provata da Santa Teresa, per cui l'amore per Cristo, il cuore di Cristo,  dischiude a una inaspettata esperienza erotica. La filosofia greca ha sviscerato attraverso i miti  gli effetti prodotti dal "canale centrale"  illuminato dall'amore del cuore. 

P

I due cuori

Per i greci, come per altre culture antiche, il corpo umano ha due cuori: uno fisico e uno spirituale. Il cuore spirituale , non diversamente da quello fisico, ha due "arterie" che conducono l'amore  "venoso" e quello "arterioso"  verso la fontanella. Nella fontanella, come nelle valvole cardiache, avviene uno "scambio" con la luce/nitrogeno  contenuta nell'Aura, o corpo sottile. Mentre  Castore e Polluce, i due Dioscuri simbolo del segno dei Gemelli, regolano il flusso sanguigno e lo scambio che avviene tra l'ossigeno e il sangue venoso,  esiste un' altra coppia  mitica  che descrive lo scambio che avviene sulla sommità della testa tra il sangue venoso e la luce. Elena e Clitennestra sono infatti figlie della stessa madre e simboleggiano la doppiezza del segno spirituale dei Pesci.

Per gli alchimisti del rinascimento occidentale il corpo umano cela l'insospettabile capacità di filtrare  informazioni (i Gemelli) e conoscenza (i Pesci) sia dall'ossigeno combinato con le emozioni del cuore fisico  (il prana), sia dal nitrogeno combinato con i sentimenti, le parole e i pensieri del cuore spirituale (l'apana). Il mito, come al solito, non descrive i fenomeni attraverso le parole, ma lascia all'intuito e all'immaginazione creativa, facoltà cognitive dei due emisferi cerebrali, il compito di decodificare il significato dei simboli presenti nelle immagini e nelle trame che strutturano le allegorie, le metafore, le favole e persino le storie del cinema contemporaneo.

La congiunzione cerebrale che avviene tra le qualità verbali (Castore) e le qualità interpretative (Polluce)  genera infatti l'intelligenza percettiva dell'anima sensoriale (la ninfa Leda)  che accende il cuore di curiosità, desiderio di conoscenza, eros e amore.  L'amore del cuore, percepito nello scambio  primario di Prana e Apana (il principio dualistico descritto dallo yoga),  trasforma  l'anima psichica (la ninfa) , anche la più ingenua e priva di cultura, nella sensibilità percettiva, erotica e cognitiva dell'anima sensoriale (Leda abbracciata da Zeus/cigno, simbolo della ragione intuitiva  indotta dalla conoscenza corporea, istintiva ed emotiva.)

 L'eros alchemico  ha una qualità speciale, sperimentata dagli amanti negli stati di estasi. Si potrebbe chiamare telepatia sensoriale  e descrive la stupefacente sensibilità del "cuore" di percepire le stesse sensazioni, emozioni e sentimenti dell'amato.  continua.

Appendice.

"Tra le classiche definizioni filosofiche dell'essere umano - l'uomo è animale razionale, l'uomo è animale politico - ve n'è una, la quale, chissa perché viene di solito sottaciuta. Quella di animale erotico. Eppure è proprio essa che indica l'originaria condizione di possibilità dell'incontro, ossia di ciò a partire da cui può avere luogo ogni pratica e ogni forma di relazione umana, compresi l'esercizio del pensiero e la politica. L'uomo come mortale, infatti, nasce solo dopo che ha fatto irruzione nel mondo il demone di Eros. Prima, quando gli esseri erano immortali, Eros non esisteva affatto e del sesso non c'era alcun bisogno";.

Queste brevi righe di presentazione del libro di Romano Gasparotto ("Filosofia dell'Eros", 2007 editore Bollati Boringhieri, Euro 14,00), docente di Fenomenologia dell'immagine presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, sintetizzano uno dei pricipi di differenziazione tra la filosofia occidentale e quella orientale. La filosofia occidentale inaugurata dalal mitologia greca è essenzialmente una filosofia del divenire. L'uomo nasce perfetto, ma gradualmente si adombra, precipita come un demone e , riconquistata una condizione semidivina, ritenta di riprendere il cammino lungo il "firmamento celeste"; che lo potrà ricondurre a dimorare nell'Olimpo degli dei e splendere nel cielo come il dio Sole (Apollo).

In questo processo di rinascita a una condizione divina, l'uomo deve diventare consapevole della sua condizione androgina, poiché è "denudando" la propria natura femminile che gli sarà possibile riscoprire la perfezione dell'Homo Totus, come lo chiamavano gli alchimisti rinascimentali. L'Eros è lo strumento 'tecnico e alchemico' che Zeus invia sulla terra (la ninfa Leda)  per aiutare l'uomo a
a compiere il processo di redenzione degli aspetti deteriori della psiche, ovvero la pulsione psichica di Venere e la libido sessuale di Marte.



Tra parentesi

Sai invece quando ho veramente provato una stretta al cuore?
Quando hai descritto te stessa per eliminare qualsiasi dubbio e, chissà perché, ti sei riassunta in una sola frase, oltretutto tra parentesi.
Se è davvero così, se ti senti tra parentesi, permettimi allora di infilarmici dentro, e che tutto il mondo ne rimanga fuori, che sia solo l'esponente al di fuori della parentesi e ci moltiplichi al suo interno.


David Grossman, Che tu sia per me il coltello 




L'immagine è un'opera di Omar Galliani (1954)
Si intitola "Nuove anatomie", matita su tavola e pastello (2002).
nuove anatomie....uomini del futuro mutati dall'alimentazione, da innesti ingegneristici, dalla manipolazione genetica...anche questa è una manifestazione del Demone Eros, capace di trasformare l'estetica del corpo (Venere) con il bisturi (Marte)


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mercoledì, 10 settembre 2008

Per il sociologo Edgar Morin la Bellezza propriamente umana è da ricercare all'interno del riconoscimento della diversità biologica, psichica e mentale che permette agli individui di relazionarsi tra loro e della profonda unità che si stabilisce tra due esseri uniti da sentimenti di amicizia, stima, passione e amore.

"Vi è una unità umana. Vi è una diversità umana. L'unità non è solo nei tratti biologici della specie homo sapiens. La diversità non è solo nei tratti psicologici, culturali, sociali dell'essere umano. Vi è anche una una diversità propriamente biologica in seno all'unità umana; vi è unità non solo cerebrale, ma anche mentale, psichica, affettiva, intellettuale; inoltre le culture e le società più diverse hanno principi generativi e organizzativi comuni. E' l'unità umana che porta con i principi delle sue molteplici diversità. Comprendere l'umano significa comprendere la sua unità nella diversità, la sua diversità nell'unità." (Edgar Morin).

I filosofi del Rinascimento  definirono la diversità sessuale come l'elemento unificante in grado di congiungere l'aspetto mentale, psichico, affettivo e intellettuale (le quattro dita della mano sinistra) in una nuova identità spirituale: l'androgino.

L'androgino è l'espressione più elevata di una infinita sintesi che avviene tra le polarità maschili e femminili  presenti, sin dalla nascita, all'interno dello stesso organismo.

Per chiarire l'importanza dell'alchimia sessuale i filosofi immaginarono l'androgino come un essere dotato di due teste e di entrambi gli organi sessuali, a significare che la differenza sessuale e cerebrale doveva rimanere inalterata a livello biologico, ma compresa, conosciuta e assimilata a livello mentale, psichico, intellettuale e infine spirituale.

Dalla diversità nasce la curiosità, il desiderio di conoscenza, l'attrazione e infine l'eros. E senza Eros non è possibile nessuna Bellezza. E' attraverso il rapporto erotico con l'anima e la coscienza sensoriale della donna (interiore) che scaturisce un naturale processo di trasformazione di elementi eterogeni e tra loro insignificanti in percezioni unitarie e bellezza di sintesi. Mentre la donna modifica la sensibilità e modella la percezione corporea, l'artista modella l'opera fino ad esserne completamente soddisfatto, così come lo scultore leviga la pietra fino ad ottenere l'appagamento dei sensi.

Allo stesso modo l'alchimista che lavora nell'Officina (la dimensione mentale)  sintetizza  le intuizioni generate dall'emisfero cerebrale femminile (destro) con  la razionalità operativa, metodologica e scientifica, prodotta dall'emisfero cerebrale maschile (il sinistro). 

Quando entrambi gli emisferi  lavorano in sincrono l'alchimista produce il "soma", il nettare divino in grado di generare la Bellezza universale riconosciuta da tutti. La lettera Ypsilon individua il  duplice collegamento tra i due emisferi e il condotto mistico che collega il centro della fronte con il centro del cuore, a significare che Eros e Bellezza, Amore e Conoscenza,  hanno origine dalla sensibilità e dalla coscienza androgina.

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martedì, 09 settembre 2008

Sono quattro giorni che gironzolo  per gli stands delle fiere delle pietre preziose, delle gemme, dell'oro e dell'argento. La bellezza femminile  genera un mercato straordinario, persino incredibile da contabilizzare, per  il numero delle aziende e degli operatori economici che vi sono coinvolti e i fatturati che vengono registrati annualmente in ogni parte del pianeta. E' un mondo effimero, volubile, che provoca persino ansia  in chi, qualche giorno prima, ha invece  litigato con il datore di lavoro perchè lo stipendio  è insufficente ad  arrivare a fine mese. Eppure  Afrodite, la Dea della Bellezza, dell'Amore e della Perfezione, non abita  nell'Olimpo per farsi mantenere da qualche Dio minore. Afrodite non è certo un archetipo di secondo piano,  privo di una funzione esistenziale e spirituale. 

Il Novecento è stato il secolo della decadenza e della rinascita della filosofia della Bellezza. Solo in questi anni di crisi possiamo comprendere  il significato evolutivo connesso al metabolismo psichico femminile. Lo sguardo delle donne è rapito dalle cose belle e preziose, dagli abiti eleganti e da immagini sofisticate.  Il desiderio femminile si sposta, ondeggia, ricerca, seleziona e premia i migliori, i più bravi, anche nel vendersi o nel gettare fumo negli occhi usando le stesse tecniche utilizzate dalle donne per apparire al meglio, anche se conoscono fin troppo bene i propri difetti. Solo le donne possono  riconoscere  le frequenze di luce che caratterizzano le novità o le soluzioni più originali e convincenti. Ma non si tratta solo di selezionare ciò che di bello ci si aspetta nella prossima stagione.

In quello medesimo sguardo è racchiuso il segreto di ciò che è possibile fare e di come trasformare l'impossibile in realtà. Nello sguardo di Afrodite, comune di tutte le donne, è nascosto un segreto "teologico" che potrebbe fare rabbrividire di paura qualsiasi papa e mettere in discussione il fondamento religioso e morale del nostro agire.  La donna è per sua natura  "immorale" rispetto ai costumi codificati, perchè l'anima che si incarna nel corpo attraverso i sentimenti dell'attrazione o del conflitto, desidera unicamente  bellezza e felicità, amore e conoscenza,  ricchezza e perfezione. Lo  sguardo delle donne non solo ricerca  i simboli che esprimono l'ordine materiale (bellezza, amore e ricchezza), ma è in grado di decifrare e decodificare  gli elementi nascosti nel subconscio collettivo che portano con sè le promesse (spesso mantenute) di un ordine spirituale superiore (felicità, conoscenza e perfezione).

Ricercare la bellezza è un atto simbolico. Amare i vestiti, le scarpe e i gioielli è un rituale simbolico. Selezionare le cose che più ci fanno sentire bene con noi stesse, con il Se psichico che solo noi appartiene,  è un atto artistico che dischiude gradualmente alla vita spirituale. Non è un azzardo. La frivolezza delle donne, vissuta consapevolmente come apertura illimitata al tempo presente, occulta in sè  un mistero arcano,  misterioso, antico quanto il mondo. Soddisfare i desideri delle donne  significa infatti  celebrare dentro se stessi,  per trasposizione simbolica,  il rito millenario della Fede. Non  una fede religiosa, ma una fede che ci tocca da vicino, che ci libera davvero dall'ansia e dalla paura: la fede nel TEMPO FUTURO. 

L'arte delle donne descrive il senso della filosofia dei bisogni da soddisfare:

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

A questo dono di Afrodite di  risvegliare le emozioni e  di rimanere leggeri e frivoli, distaccati e disincantati, laici e pragmatici  al cospetto del male, delle avversità, dei drammi, della penuria e delle crisi, i greci antichi dedicarono moltissimi templi, feste e luoghi di culto. In tempi più recenti la fede delle donne costrinse gli uomini ad innalzare innumerevoli Chiese,  Basiliche e Santuari  in onore della Vergine e della Madonna, simboli  archetipici  dell'anima sensoriale  (la Vergine) e della coscienza razionale e intuitiva  (la Madonna).  Chi  ama veramente nella donna la sua anima e la sua coscienza,  pilastri inamovibili della sua bellezza interiore, scoprirà  perchè la vita è sacra e degna di essere vissuta. Chi non lo farà sarà costretto a perire nella penuria e nella miseria, nella solitudine e nell'abbandono, nell'ignoranza e nell'imperfezione. Esistono secoli di esperienze che ci dimostrano quanto ciò sia, nella sua semplice constatazione, vero e ineluttabile. Non esiste un'altra possibilità di salvezza. Nessuno può dire di non essere stato salvato dall'amore delle donne (madri, mogli e amanti) e istruito dalla filosofia di Afrodite implicite nel loro metabolismo psichico e cerebrale.

Socrate per primo, nella cultura del perfetto vivere occidentale, dichiarò che la sua insegnante, la più vera e sincera, fu una donna esperta della vita di nome Diotima. Oggi, 8 Settembre, si celebra  nella religione cattolica la nascita e l'incoronazione di Maria Vergine, ovvero l'inizio e la fine di un percorso di metamorfosi dell'anima che avviene in chi si accompagna a una donna, alla sua anima e alla sua coscienza. In assenza di un modello più evoluto delle veline, delle modelle, delle cantanti e delle femmine di successo che sculettano imperterrite sullo scenario del media e nei palcoscenici della vita, contemplo nelle immagini della Madonna il senso di una rinnovata fede nello sguardo (Venere)  e nell'intelligenza  (Mercurio) delle donne, le uniche in grado di decodificare e interpretare, con il proprio corpo, i segni del Tempo che verrà. 

In alto: Immagine votiva della  Madonna del Santuario di Monte Berico.

al centro: Madonna della Misericordia di Piero della Francesca.

in basso: Mercurio (intelligenza) accende il fuoco della conoscenza di Venere (filosofia della Bellezza), capace di purificare gli istinti (la mano sinistra verso il basso) e di sublimare le passioni nella creatività, coscienza e conoscenza dell'anima (la mano destra sollevata verso l'alto incrocia la fiamma di Hermes)


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sabato, 06 settembre 2008

Giorgione. La tempesta, 1504.

Il mito di Er

Giorgione è stato l'artista che più d ogni altro ha indagato  il significato del mito di Er. Per Platone l'anima che si incarna si sceglie i genitori e le condizioni storiche  e spirituali in cui poter crescere ed evolvere. Proveniendo da vite precedenti e dovendo risolvere il debito contratto (il karma induista), l'anima sceglie un destino da compiere, si assegna una parte (chiamata moira), che corrisponde in certo senso al carattere (l'Ascendente di nascita). Per esempio, racconta il mito, l'anima di Aiace, il valoroso e irruento guerriero,  scelse la vita di un leone,  mentre la ninfa Atalanta, famosa per la sua velocità nella corsa, scelse la vita di un atleta.  Dopo aver deciso il momento  dell'incarnazione, l'anima si presente davanti a Lachesi (lachos, la "parte di fortuna" che si individua nell'oroscopo)  incaricata  ad affibiare ad essa un genio particolare (il daimon rappresentato in astrologia dal pianeta situato sull'ascendente), perchè le faccia  da guardiano durante la vita  e adempia  al  destino da lei scelto. Il daimon conduce poi l'anima da Cloto (Kloto, "filare, volgere il fuso")  affichè, sotto la sua mano e il volgere del suo fuso (i due nodi lunari),  il destino prescelto venga ratificato. Infine l'anima veniva condotta da Atropo (atropos, "che non si può volgere indietro") per rendere irreversibile  la configurazione di nascita.

"Da lì, senza voltarsi, l'anima passava ai piedi del trono di Necessità (ananke), o come traducono alcuni, come Giorgione,  nel "grembo" di Necessità che raccoglie sulle spalle il "kleros" dell'anima e cioè la mantellina bianca, simbolo dell'eredità spirituale  dell'anima di cui dover tener conto in ogni situazione della vita.

 

Nascere con il kleros sulle spalle di "madre Necessità", significa  nascere con la "camicia", metafora di fortuna e buona sorte conquistata  attraverso  le  azioni virtuose  realizzate nelle vite precedenti. In astrologia  il Kleros è la Parte di Fortuna che si calcola  sottraendo alle caratteristiche della nuova personalità (il sole) le qualità del carattere (l'ascendente) sommate alle necessità spirituali dell'anima (la luna).

Se si analizza "La Tempesta" dipinta da Giorgione  a partire da queste considerazioni di natura filosofica e astrologica, è possibile  ricostruire  il senso  di una delle immagini più famose dell'Arte rinascimentale. Al momento della nascita si riceve un modello, l'immagine che rappresenta il compito dell'anima nell'attuale incarnazione. Si chiama  paradeigma e rimane impresso nel cuore per tutta la vita, rappresentando così il  posto dell'anima sulla terra e il suo programma spirituale . E' un modello scelto dalla mia anima o, per meglio dire, che viene sempre scelto, di continuo, dalla mia anima. La psicologia antica localizzava  il modello nel centro del cuore e lo rappresentava  nelle forme  di un neonato allattato da madre Necessità, a significare  che  l'anima possiede una immagine del proprio destino  che solo il tempo può rendere manifesta, poichè è presente solo come potenzialità da attuare, programma di crescita e  speranza di sviluppo spirituale. Il bambino si chiama destino, ma anche "futuro", poichè nel modello di nascita (sole, ascendente, luna, parte di fortuna e nodi lunari) partorito dalla necessità spirituale di risolvere il Karma delle vite passate,  è  possibile contemplare il nostro possibile futuro.

Il destino è alimentato  dal latte della  madre che si chiama  "Necessità spirituale". Tuttavia, se non sapremo riconoscere i segni paradigmatici delle nostre esperienze e trarre insegnamento dalle lezioni della vita,  verremmo in seguito alimentati  dal  Caso, dal  Caos e  infine dal Karma non risolto, fino a giungere a una morte prematura. Il destino può essere benigno, oppure crudele, dipende da come il daimon (il demone di nascita)  riuscirà ad evolvere l'ego (il sole) di nascita (individuale, famigliare e di razza)  in carattere (Ascendente), sensibilità emotiva  (fondo cielo), identità relazionale (discendente), personalità sociale (Medio Cielo) e  Temperamento spirituale (un nuovo Ascendente collocato sul Punto di trasformazione alchemica delal materia (il punto opposto al Plutone di nascita).

Il dipinto in sintesi

Una donna nuda con il mantello bianco (il kleros), tipico delle "nutrici" e delle "madrine", allatta il bambino, simbolo della "rinascente" consapevolezza di indotta dalla Cultura greca (i ruderi). Un artista con un lungo bastone in mano, emblema della coscienza creativa che si autodetermina, osserva il "mito", lo scruta e lo assorbe, consapevole delle forze misteriose con cui la natura rivela il suo terribile potere sulla fragile vita umana (il fulmine di Zeus). Destino (bambino), Vocazione (artista) e Fortuna (Tempesta) sono le incognite di un gioco al quale non possiamo sottrarci e rappresentano lo stretto cammino (il ponte) che conduce l'uomo dall'irrazionalità dei gesti inconsci (i limiti del bosco) all'interno della coscienza razionale spirituale condivisa (la città degli alchimisti). 

 


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mercoledì, 03 settembre 2008
 

Oggi viviamo immersi in un mito assurdo che ci conduce inevitabilmente a fare i conti con le crisi e le malattie dell'anima. Ancora molti invidiano l'uomo- eroe che si è fatto da sé, che si è ritagliato il destino da solo con volontà incrollabile. A questo mito si è adeguata la psicologia accademica, scientista e teraupeutica che continua imperterrita a "spronare"  l'individuo  a cercare dentro di sé le redini per controllare il carro e dirigerlo verso il sole, incapace invece di delineare e far emergere il senso della vocazione, "quel mistero fondamentale che sta al centro di ogni vita umana.".

Il film "La bussola d'oro" ricostruisce un approccio alla Realtà che abbiamo completamente rimosso e  gettato nei rovi intricati  dell'inconscio collettivo dai tempi  in cui Platone descrisse il mito di Er:  
"Prima della nascita, l'anima di ciascuno di noi sceglie una immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia è il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui il portatore del nostro destino." Nella "Bussola d'oro"  il daimon è rappresentato da un animale, simbolo dello spirito vitale in grado di manifestare  istintivamente  le  peculiarità spirituali dell'anima incarnata. Ciò significa che l'anima  non  ricorda  il motivo per cui ha scelto determinati genitori, certe caratteristiche psicofisiche o le prove che dovrà affrontare,  ma che esiste comunque uno spirito-guida  capace di indirizzare istintivamente l'individuo a compiere  determinate scelte invece di altre.

Il mito di Er ci invita a prestare maggiore attenzione all'infanzia per cogliere i primi segni del daimon all'opera, per afferrare le sue intenzioni e non bloccargli la strada. E' importante infatti assecondare la volontà  del Daimon, simbolo dei bisogni, delle necessità  e dei desideri  che  l'anima deve assolutamente soddisfare durante le fasi critiche dell'esistenza.  Ciò significa che ogni essere ha una struttura psico-fisica , morfologica e fisiognomica, psicologica e psicoattitudinale, adatta a relizzare la vocazione dell'anima sulla terra  e quindi il proprio specifico destino. 

Come scrive James Hillmann,  un famoso psicoanalista discepolo di Jung: "Le altre conseguenze pratiche vengono da sè: a) riconoscere  la vocazione come un dato fondamentale  dell'esistenza umana; b) allineare la nostra vita su di essa; c) trovare il buon senso che gli accidenti  della vita, compresi il mal di cuore e i contraccolpi naturali che la carne porta con sè, fanno parte del disegno dell'immagine, sono necessari a esso e contribuiscono a realizzarlo".

Una vocazione può essere rimandata, elusa, inascoltata, a tratti perduta di vista e  "bistrattata", così come fa  Nicole Kidman con il proprio daimon nel film. Oppure può possederci  totalmente. Non importa: alla fine verrà fuori. Il Daimon non ci abbandona. Ci sono individui costretti ad agire senza motivo, a lottare all'infinito contro il mondo e contro se stessi, fino alla fine. Come gli "orsi" del film, certi individui sono apparentemente senza un Daimon, un proprio destino,  perchè  non lo sentono dentro di sè. In realtà il daimon è sempre presente.  A volte rimane sopito, addormentato per anni e deve essere risvegliato dal letargo (degli orsi), come nella favola della Bella Addormentata.


La favola della "Bella Addormentata" descrive lo stato millenario di assopimento della coscienza individuale e collettiva rispetto alle verità annunciate dall'immagine di nascita. Una bellissima bambina nasce nella corte del Re e subito vengono convocate le fate madrine: Temperamento/Bellezza (il segno dell'ascendente di nascita),  Vocazione/Ricchezza (il pianeta sull'ascendente di nascita) e  Destino/Felicità (i nodi lunari). Purtroppo la terza madrina viene dimenticata e la maledizione cade sul futuro della Principessa. Punta da un fuso all'età di quindici anni (metafora di un lavoro autobiografico che improvvisamente si interrompe nella giovinezza) l'anima si addormenta per diciannove anni (il ciclo dei nodi lunari), il tempo necessario per conquistare la sicurezza materiale, ma non la felicità evocata dall'immagine frantumata nello specchio.

La crisi dell'anima è un sonno profondo che coinvolge tutti gli "agenti della consapevolezza" (gli abitanti del castello rappresentano le qualità dell'intelligenza, della sensibilità, della ragione, ecc). Trascorso questo periodo di letargo il Daimon, nelle vesti del principe azzurro, si riaffaccia alle porte della torre e bacia per tre volte la Bella Addormentata.

Il primo bacio risveglia l'anima alle qualità evolutive del temperamento spirituale (l'animus del Gatto degli stivali). Il secondo bacio rivela i segni della vocazione creativa (la creatività di Cenerentola), mentre il terzo, rimuovendo il velenoso "mito" fondato sull'eliminazione razionale di tutti gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione della "Bellezza e della Ricchezza" (le matrigne cattive), trasforma i sette omuncoli (i sette nani), metafora dei semi di consapevolezza che l'anima incontra nelle opere generate dall'incoscio collettivo (il bosco), in una chiara comprensione del proprio destino (il matrimonio di Biancaneve/anima psichica con il Principe/Daimon).

Dalle favole si impara una tecnica che gli artisti del Rinascimento fecero propria: l'immaginazione creativa posta al servizio dell'anima ha il potere di risvegliare la coscienza dal sonno dell'omologazione. Spesso gli artisti realizzavano opere "autobiografiche" per mantenere il contatto con il Daimon interiore, scoprendo così di ricevere da esso amore, protezione e conoscenza. A questo divino potere creativo, dionisiaco e trascendente, diedero il nome in codice di "Provvidenza Divina" (azione provvidenziale), "Tempesta" (vocazione creativa) e "Madre Misericordiosa (destino spirituale).

Velazquez: "ritratto di un nano di corte."

 Spesso i nani di corte svolgevano le funzioni  sociali del "daimon". Nel ruolo di buffoni si permettevano di dire verità che nessuno aveva  il coraggio di pronunciare, interpretando così la coscienza istintiva dell'anima che osserva  i difetti dipinti nei volti o  nascosti nei gesti più banali. Il daimon è sempre presente, al punto che comunica con noi  anche attraverso  le parole  di persone sconosciute che incontriamo casualmente  sulla nostra strada.

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martedì, 02 settembre 2008

Una differenza sostanziale

I trattati pubblicati tra il 1550 e il 1770 permettono di chiarire la differenza sostanziale che esiste tra la pratica esoterica dell'Alchimia e l'attività creativa che caratterizza l'Arte Alchemica. 
L'Alchimia è a tutti gli effetti una disciplina spirituale che mira alla modificazione dell'omeostasi dell'organismo fisico ed alterazione della sensibilità percettiva attraverso specifiche pratiche di digiuno, meditazione, eremitaggio, rinuncia ai piaceri carnali e materiali, contenimento e contemplazione. Nel Medioevo le pratiche quotidiane di purificazione venivano accompagnate, in determinati periodi dell'anno, agli esperimenti di "laboratorio" inerenti l'ingestione di particolari erbe intossicanti, l'assorbimento per via aerea dei vapori dei metalli come il piombo e il rame e l'utilizzo di sostanze allucinogene.

Questa metodologia di "modificazione" dell'equilibrio psicofisico, comune nel periodo medioevale sia in Oriente che in Occidente, si accompagna ad una particolare attività rituale che si traduce, durante l'ascesi mistica e religiosa, in stadi crescenti di assorbimento dell'energia vitale e spirituale chiamati "iniziazioni". In oriente l'energia vitale, o prana, viene assorbito compiendo gli esercizi posturali dello yoga, mentre in occidente la tecnica mira ad ottenere uno stato di ottenebramento psico e mentale e di "soffocamento" dell'energia vitale tramite l'inalazione dei vapori sulfurei provenienti dagli alambicchi.

La tecnica occidentale, di per rischiosa per la salute delle vie respiratorie, e per questo presto abbandonata nel XIV secolo, sortiva l'effetto di stimolare l'assorbimento dell'energia vitale, chiamato Elan (prana in oriente), attraverso i capillari degli occhi e le mucose della bocca. In entrambe le concezioni, l'alchimista ricercava un contatto fisico, diretto e senza mediazioni con la "luce di Dio" nella dimensione spirituale dell'Etere, il Quinto elemento della Materia.

La Percezione simbolica

Parallelamente a queste pratiche di alterazione forzata dell'energia psichica, si sviluppa un lavoro mentale e artistico che mira a ricostruire, attraverso la produzione di immagini e di simboli, l'intero processo di trasformazione dell'energia vitale all'interno dei Cinque forme di "Materia", chiamati "Corpi" nell'alchimia orientale.

La ricostruzione del lavoro alchemico di modificazione e sintesi dell'energia psichica in stadi più elevati di coscienza di, chiamato "solve e coagula", avviene per immagini, simboli e formule riportati in fogli di pergamena nel periodo medioevale, oppure realizzando pregevoli opere xilografiche nel periodo Rinascimentale.

Le fonti storiche di questa ricostruzione per immagini del lavoro alchemico sono le serie medioevali di tavole del "Rosarium philosophorum", poi ampiamente riprese nelle xilografie da artisti e filosofi dell'alchimia che li tradussero in corpose opere pensate a soddisfare la richiesta sempre più pressante di conoscenza spirituale.

Le tavole del Rosarium realizzate da vari autori, furono riprodotte più volte nel tempo e modificate fino alla sua variante con incisioni redatte nella Philosophia Reformata pubblicata Mylius nel 1622.
Seguirono altre opere di sole incisioni come lo Splendor Solis (1550), La Corona della Natura del Barchusen (ca 1560), il Pandora (1582), il Mutus liber (1677), le Dodici Chiavi di Basilio Valentino (1598) e altre opere più squisitamente didattiche e filosofiche come gli scritti ermetici del De Alchimia (1541), Ars Chemica (1566), Artis Auriferae (1572), Aureum vellus (1598), Teatrum Chemicum Britannicus (1652), Mueseaum Hermeticum (1678) e Biblioteca chemica curiosa (1702).

I trattati rappresentano un "corpus iconografico" in cui è racchiusa la testimonianza di un diverso modo di concepire l'Alchimia "spirituale", non più praticata attraverso l'azione posturale e la manipolazione di elementi chimici sul corpo fisico , ma tramite la modalità creativa della percezione simbolica (la Regina) in grado di espandere le facoltà creative e cognitive del cervello (il Re).

Nei Trattati realizzati dai "filosofi/artisti" per gli alchimisti della materia è quindi racchiuso il fondamento teorico dell'Arte Alchemica, considerata la via più lunga ma più sicura per la salute biopsicosomatica, per evolvere nella consapevolezza (nigredine), comprensione (rubedine) e conoscenza (albedine) della Materia, considerati i tre stadi di trasformazione (i tre fiori sostenuti dalle mani della Regina) della coscienza ordinaria (la pietra grezza lavorata da  Vulcano) in "Coscienza di Sè" (elixir rubeum). La percezione simbolica è il punto di arrivo di un processo di elaborazione congiunta di immagini e contenuti di coscienza che permette di  riconoscere la "libido" in tutte le sue molteplici forme (il lupo).

Anche Neo, il protagonista di Matrix, giunge a comprendere  il meccanismo di generazione della libido che alimenta  la sete di energia delle seppie". Non diversamente dai lupi che si cibano di carne e sangue, anche la natura umana si ciba dell'energia creativa altrui (il sangue vitale). Quando Neo comprende il meccanismo elettromagnetico che alimenta  l'aggressività delle  "seppie", si ferma e si gira verso di esse  invertendo  la polarità. Ma ovviamente ciò succede solo nelle trame dei film. Nella vita comune assistiamo  inermi a processi di assorbimento dell'energia vitale  che si trasferisce da un partner all'altro. E' un meccanismo naturale che porta con sè inevitabili forme di compensazione simbolica.

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categoria:trattati alchemici
lunedì, 01 settembre 2008
 

In alto : Cecilia Gallerani e Ginevra Benci. Sotto: Lucrezia Crivelli

Le tre Dame dipinte da Leonardo rappresentano tre stadi diversi di percezione (Cecilia), coscienza (Ginevra) e comprensione della realtà (Lucrezia). Per gli alchimisti la Realtà è unica, pura, incontaminata, ma rimane inaccessibile, nascosta e occultata da un velo di illusione (maya). Per rimuovere il velo è necessario affinare i nostri sensi, ripulire gli occhiali della mente e studiare il significato dei simboli che costellano la realtà visibile e invisibile.

Per l'alchimia ci sono tre vie (i tre marga) per raggiungere l'illuminazione dei sensi, della mente e della coscienza. Secondo la Bhagavad - gita questi tre cammini sono di solito designati col nome yoga, cioè karma-yoga, la disciplina dell'azione, Jnana - yoga, l'unione mediante la conoscenza e bhakti-yoga, la salvezza tramite l'amore.
L'alchimia occidentale del XVI secolo giunge alle stesse conclusioni formulando la teoria dei tre fuochi, dei tre forni (athanor) e della triplice composizione della Materia (solfo, mercurio e sale). Non meno dell'Oriente la via occidentale prende atto dell'esistenza di una alchimia naturale alimentata dal "fuoco delle nostre cucine", riferendosi al rapporto "chimico" che si instaura all'interno di un rapporto di coppia (l'Athanor domestico).

E' proprio l'irrompere della "libido femminile" ( la soror mystica) all'interno della struttura sociale medioevale a cambiare progressivamente i connotati all'alchimia religiosa e a minare dalle fondamenta i principi sacri cementati dalla morale cattolica. Non diversamente da ciò che avviene nel Tantra yoga, l'alchimia della prima materia (istinti, pulsioni e libido) deve essere fatta in coppia. In questo contesto emerge il senso spirituale di ogni relazione umana, il senso mondano delle affinità e dei legami karmici e il senso concreto della sensibilità androgina che spinse gli alchimisti più dotati di fantasia a immaginare Gesù sposo di Maddalena.

Le tre donne di Leonardo rappresentano uno stadio evoluto di sensibilità psichica e consapevolezza razionale in rapporto alla Realtà, così come viene percepita dai sensi. Quando l'io stabilisce un rapporto stabile con la Realtà e diviene consapevole dei limiti connessi alla percezione, alla comprensione e alla conoscenza di ciò che vede, intuisce e pensa, diventa un "individuo" e accede agli aspetti universali e archetipici dell'anima vivente (Jiva).

Chi sceglie la via del Tantra e si lascia deliberatamente "cucinare" dall'ego, dalla razionalità e dall'immaginazione maschile, oppure dall'anima psichica, dalla mente subconscia e dalla fantasia femminile, e pratica consapevolmente la "cancellazione" della senso della personalità (ahamkara), inizia suo malgrado a praticare l'Arte alchemica, la Via Opposta all'Alchimia religiosa, mistica e trascendente, del rinunciante (il sannyasin) 
L'alchimia di coppia avviene anche (e soprattutto) attraverso la pratica dell'Arte. Al cospetto della tela gli aspetti tecnici, formali e i contenuti razionali (maschili) si confrontano con gli aspetti sensibili, estetici e archetipici (femminili), dando vita a una concreta alchimia cerebrale in grado di sublimare la libido sessuale in fantasia e immaginazione, la creatività in coscienza delle immagini simboliche generate dal "riflesso" della mente e la consapevolezza sensoriale in effettiva conoscenza della realtà.

Esiste un sentiero artistico di trasformazione della Materia descritto come la Via femminile alla trascendenza, (la via del cuore e della mano sinistra/emisfero destro) per cui è possibile definire tre vie di trascendenza:
la disciplina della percezione (l'Arte Alchemica), l'unione mediante la conoscenza della mente (la Filosofia alchemica), e la salvezza tramite l'amore per l'arte simbolica (la spiritualità alchemica).
La via occidentale all'illuminazione dei sensi, della mente e della coscienza degli archetipi che modellano la Realtà passa attraverso la pratica (la via dell'Azione) e la conoscenza dell'Arte (la Via della Percezione).

In fondo il Don Juan di Castaneda ha insegnato proprio questo: un vero guerriero opera tramite
l'azione della percezione ed è egli stesso
percezione in azione. E' questo il senso del Sè testimone, cioè dell'individuo che osserva la Realtà da una finestra con il volto illuminato dalla coscienza degli archetipi (il sole sorge a est). Ciò è possibile se si sciolgono i sei nodi del "cuore" ( i nastri che decorano il vestito della Belle Ferronnière), metafora delle limitazioni che impediscono all'anima di contemplare il proprio destino.

Caravaggio fu uno dei pochi a praticare e conoscere l'arte alchemica fino alla morte e a sciogliere il nodo del karma (personalità), il nodo dell'ego (identità), il nodo dell'anima psichica (attaccamento), il nodo della mente (razionalizzazione), il nodo dei sensi (gratificazione) e il nodo dell'unione con ciò che lo teneva vincolato al mondo della materia (il sigillo che Lucrezia porta sulla fronte).

Al termine di questo processo di discriminazione tra ciò che è Reale da ciò che non lo è (la riga centrale tra i capelli), l'alchimista illumina il sorriso ineffabile dei saggi (Monna Lisa) e comprende che la Realtà non esiste in per, ma è un gioco della coscienza archetipale universale

"Esistono tanti archetipi quante sono le tipiche situazioni della vita. L'infinita ripetizione ha scolpito tali esperienze nella nostra struttura psichica, ma non come immagini riempite di contenuto, ma, inizialmente, solo come forme prive di contenuto, le quali rappresentano semplicemente delle possibilità di percezione e di azione. Quando si verifica una situazione che corrisponde ad un dato archetipo, quell'archetipo viene attivato.." (Jung).

Jung ha affermato una verità unidirezionale. Per gli alchimisti infatti il fenomeno si compie anche nell'altra direzione. E' la comprensione degli archetipi presenti nella luce del sole (la coscienza dell'individuo)
che attiva la realizzazione di una data situazione. E'questo il principio divinatorio dei tarocchi, per cui la comprensione percettiva degli archetipi stimolata dalla disposizione casuale delle lame, permette il riconoscimento anticipato di una situazione che sta maturando le sue conseguenze secondo un proprio karma. Ma è anche il principio delle iniziazioni spirituali per cui è la comprensione dei simboli presenti nelle sacre scritture che permette all'anima individuale di accedere alla conoscenza dell'Anima universale (Akasha), dove operano incessantemene
te i giochi della coscienza vissuti dalle Grandi Anime del passato (artisti, filosofi, saggi, illuminati, realizzati). Ognuno poi attrae presso di quello che è più conforme alla propria situazione esistenziale.

Ciò spiega il rinnovato fenomeno delle stimmate francescane sulle mani e sui piedi (padre Pio)
e spiega perché Caravaggio dipinse l'angelo Uriele (la Coscienza discriminante) nell'atto di sostenere la testa di San Francesco nel momento in cui "rimuove" il velo di illusioni provocato dalla mistica cristiana. (il santo è dipinto privo delle stimmate)

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La Realtà visibile e invisibile è permeata dall'Inconscio collettivo a cui associa poi l'inconscio dell'anima individuale che decide di seguire la via del Dharma. Il Dharma occidentale ha origine dalle solite, millenarie domande: Chi sono?, Dove stai andando? Cosa puoi scrivere o dipingere adesso?
Quando le domande rimangono senza risposta è giunto il tempo dell'esperienza e dell'azione. Quando le domande ottengono una risposta è allora giunto il tempo della riflessione e della percezione. Esiste un tempo per tutto. E Tutto esiste nello stesso Tempo

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categoria:leonardo
sabato, 30 agosto 2008

 

Verso la fine del Quattrocento la ricerca e la pratica spirituale presero due diversi orientamenti tra loro convergenti: la filosofia ermetica e l'arte alchemica. Entrambe prendevano spunto dallo studio dei testi antichi, sacri e profani, e tentavano, in forme diverse, di sintetizzare i processi di trasformazione della "Prima Materia" (istinti, pulsioni e libido) in una nuova forma di conoscenza dell'identità umana e spirituale.  Il fenomeno può essere paragonato a ciò che avvenne cinque secoli dopo con la nascita della psicoanalisi e  l'avvento dell'Arte Moderna.  

La prassi filosofica che originò dall'Accademia fiorentina voluta da Cosimo De Medici e presieduta da Ficino, si tradusse in una nuova scienza sacra, fondata sulla memorizzazione di concetti spirituali in immagini geometriche, fortemente caratterizzate dall'uso di triangoli, quadrati e cerchi sovrapposti. La capacità della mente umana di sintetizzare contenuti complessi in simboli sempre più difficili da comprendere per i non iniziati, venne portata alle estreme conseguenze da Pico della Mirandola e Giordano Bruno.

Sul versante artistico si verificò parallelamente uno sviluppo in chiave iconografica dei temi spirituali trattati nell'Accadedemia fiorentina. Le ricerche di Botticelli, Leonardo e Michelangelo sfociarono in una nuova e conplessa visione della vicenda sacra, in particolare del ruolo salvifico della Madonna e del significato iniziatico racchiuso nella figura del Bambino Gesù.

Il Manifesto dell'Arte Alchemica
Sandro Botticelli realizza nel 1481 il Manifesto dell'Arte Alchemica, ovvero l'arte di rappresentare per emblemi, metafore ed allegorie un significatico dispiegamento di simboli capaci di risvegliare l'interesse, la curiosità e l'anelito dell'anima di evolvere nella conoscenza della verità laica, scevra da ogni contaminazione religiosa, dogmatica e superstiziosa.

Il "Magnificat" è un inno musicale alla grandezza dell'Anima del realizzato, del maestro spirituale che porta a compimento la conoscenza dei quattro processi di trasformazione della "Materia" in Amore, Coscienza, Conoscenza e Perfezione. Nel linguaggio alchemico i tre stadi di trasformazione della Materia (corpo, mente e psiche)  vennero definite nigredine, rubedine e albedine e corrispondavano a processi di purificazione della libido sessuale (l'angelo vestito di nero), trasmutazione della mente (l'angelo vestito di rosso) e trasformazione della coscienza sensoriale in coscienza  razionale e spirituale (i due angeli vestiti di bianco).

Per portare a compimento la realizzazione dei primi due stadi l'iniziato doveva trascorrere un periodo di istruzione all'alchimia artistica (l'angelo vestito di giallo), fase che corrispondeva allo stadio dello Iosis o citrinas trascorso dal discepolo nella "bottega" del Maestro. In un periodo di nove anni l'allievo doveva realizzare una radicale trasformazione della materia corporea (istinti, pulsioni e libido) nella consapevolezza dell'anima e trasmutare la mente (subconscia, inconscia e iperconscia) in comprensione della presenza dell'Ombra in ogni aspetto della natura umana. L'emergere della coscienza razionale cognitiva e intuitiva corrispondeva allo stadio di illuminazione della mente realizzata dal  Buddha. A questo punto dell'Opera l'allievo era  diventato un vero artista e iniziava ad elaborare autonomamente la propria opera, filosofica ed estetica 

descrizione

"La Madonna, simbolo dell'anima creativa del Maestro, si appresta a insegnare l'arte della trasformazione interiore ai tre apprendisti che le sono di fronte. I colori delle loro tuniche indicano il triplice stadio di "annerimento" degli istinti corporei (Nigredo), di "arrossamento" delle pulsioni psichiche (Rubedo) e di rivelazione della libido mentale e intellettuale occultata nelle parole e nelle immagini (albedo). Tutto ciò può avvenire se l'apprendista entra nel "corpo mentale" del Maestro (Aura Apprehensio) ed inizia la fase di "ingiallimento" (iosis o xantosis) della materia cerebrale.

Alle spalle della Madonna due angeli vestiti di bianco, simbolo della rinascita della coscienza umana e spirituale, posano la corona della Perfezione sul capo dell'alchimista che conclude la metamorfosi dell'anima razionale (la Vergine) nell'anima razionale intuitiva e creativa (la Madonna).

Il rinascente "senso di Sè", rappresentata dal Bambino Gesù, può iniziare così a comporre ed eseguire la Musica del Magnificat, metafora della consapevolezza, comprensione e conoscenza del Sè e della capacità di tradurre in opere il processo di trasformazione dell'ego (l'inchiostro dentro il calamaio) in amore, creatività, conoscenza e coscienza universale.

Le mani del Bambino (il Sè creativo) sono intrecciate con quelle della Madre, metafora del legame indissolubile che lega l'opera creativa con l'energia, l'anima, la mente, l'animus, lo spiritus e l'intellectus "illuminati" dal Magistero alchemico"

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categoria:botticelli
venerdì, 29 agosto 2008

ginevra3.  La realtà invisibile

Firenze, 29 Agosto 1508. Leonardo  è nel suo studio. Monna Lisa è quasi terminata. Celestino, l'allievo più istruito, sostituisce Ciuchino che ha ottenuto il  permesso di tornare a casa.

"Maestro, Ciuchino  mi ha chiesto di chiedervi cosa sia l'Ombra di cui parlavate ieri."

"Non è argomento facile. Ma ti mostrerò un dipinto che realizzai 30 anni fa. Ero stato suggestionato dalle parole di un discepolo di Pletone, uno dei tanti filosofi di Costantinopoli arrivati a Firenze durante il Concilio. Pletone insegnò i principi della filosofia di Platone e Aristotele e fu il primo a spiegare  come la natura umana fosse fatta di Luce e di Ombra, di Beatitudine o di Follia....

"Apollo e Dioniso..."

"Sì, le due nature dell'uomo. La natura Apollinea  trae linfa vitale dalla luce del sole, ovvero dalla  coscienza liberata da ogni tentazione irrazionale, mentre la natura dionisiaca si alimenta da quel fondo scuro e tenebroso, invisibile agli occhi ma non allo spirito, che  per metafora  viene definità ombra, zona oscura, notte dell'anima,  sia dai mistici che l'hanno sperimentata che dai filosofi che hanno provato a descriverla. Da qui l'analogia con la luna e le sue due facce, quella illuminata dal sole e quella che rimane al buio, l'altra faccia  dell'anima umana."

E nel dire queste ultime parole Leonardo tirò fuori da una borsa di pelle una tempera a olio su tavola dalle dimensioni ridotte, saranno state  due palmi per due palmi.

"Questa donna la dipinsi per me..-.Leonardo la rimirò  con emozione.-  è la mia prima Dama, quella a cui sono più affezionato. Mi ricorda la mia gioventù e la mia passione per la filosofia, i segreti dell'anima e quelli dell'Alchimia. Eravamo un pò tutti invasati a quel tempo. Trentanni fa  non c'era pittore che non si cimentasse in  argomenti simili, ma nessuno ha mai descritto, me  compreso,  cosa fosse l'ombra in tutte le sue molteplici sfacettature...

"Una volta ci insegnaste che  la Coscienza evolve in otto fasi, come quelle delle fasi lunari...è così anche per l'ombra, immagino".

"Bravo Celestino. Hai buona memoria. Ma secondo i miei calcoli, suffragati dai filosofi arabi veri esperti in queste dispute, la luce crea con l'ombra  un caleidoscopio di figure, di immagini, di simboli e di emblemi  che trova compiutezza  nella serie dell'otto e si conclude nella sessantaquattresima  cifra. Lo scopo della vita è di rimuovere la zona d'ombra, e di rendere visibile ciò che è oscuro dentro di noi."

"Mi sembra che lo scrisse anche Dante...- In mezzo al cammin di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura, che la diritta via era smarrita".

Leonardo lo guardò compiaciuto. Dante era la sua passione segreta. Leggeva e rileggeva le sue opere in continuazione. Il sommo poeta era per lui un vero maestro. " E lo sai perchè Dante dice in mezzo al cammin di nostra vita? Perchè la luna forma con il sole un ciclo invisibile  a ritroso che riporta l'anima a congiungersi periodicamente, ogni diciannove anni, con il sole, nel giorno dell'eclissi. Quindi nel secondo ciclo, a 38 anni, l'anima umana incontra  la sua Ombra e le tre belve che gli fanno fremere il sangue nei polsi."

"La lupa, la lonza e il leone....cosa significano allora?"

Leonardo non lo ascoltava più. La visione della Dama lo aveva rapito. Un fluido misterioso lo  avvolse e lo stordì, come un improvviso getto di acqua spinto nei canali difensivi di un castello, oppure  una luce costretta a filtrare attraverso un foro minuscolo praticato su una porta o una parete.  Leonardo sentiva la rossa energia  descritta da Leonida nei suoi Epigrammi salire verso la testa. Dopo pochi attimi l'artista era immerso in un torpore divino, lucente di sapienza e di conoscenza. Le parole non sembravano più uscire dalla sua bocca, ma dal suo cuore eccitato dall'estasi  provocata dal vino di Bacco che sgorgava dalla sua stessa vite. La Dama risplendeva di luce come la luna piena e Leonardo usò parole che non aveva mai pensato, come se provenissero da un luogo futuro.

"La lupa è l'istinto di sopravvivenza e conservazione, è la fame che spinge l'anima a gesti irrazionali, come il furto e l'omicidio. La lonza è la pulsione a sfruttare le debolezze altrui, a cibarsi delle loro  disgrazie. Infame e spregevole in tutte le sue intenzioni e azioni. Il leone è la libido di affermarsi nel mondo con ogni mezzo, divorando tutto ciò che ostacola il suo passo. Queste tre belve sono l'essenza dell'ombra che  pervade il mondo materiale, sociale e spirituale in cui viviamo.  Pletone disse che il Buddha si illuminò sotto le foglie di un banano....la mia anima, la mia Dama, si illumina sotto i rami del ginepro, simbolo dell'ombra che  impedisce alla nostra anima di diventare coscienza e di risplendere  nella luce di Dio." 

"Perchè un ginepro, maestro?"

"Il ginepro non è un banano, ma è un albero che produce bacche in gran quantità. Ho dipinto i suoi rami come fossero una specie di aureola che si dirama dalla nuca della Dama e simboleggia una piena consapevolezza delle innumerevoli sensazioni subconscie che agitano il nostro cuore, tanto numerose quante sono le bacche, e così  diramate come lo sono i leggeri steli delle sue foglie appuntite. Poi ho dipinto un lungo scialle nero  in quanto simbolo dI una lunga operazione di sintesi delle azioni impulsive  in riflessioni e delle emozioni in intuizioni"

"la Nigredo degli alchimisti?"

"Ho tradotto in immagini la nigredo dell'anima, ovvero quel periodo di sperimentazione dell'istinto, delle pulsioni e della libido  in cui affrontiamo la zona d'ombra e  facciamo esperienza della libido sessuale, sociale e persino intellettuale di voler conoscere la veritù con il solo uso della razionalità algebrica."

"Maestro, avete dipinto due file di otto anelli sul corpetto della dama.- Celestino aveva proteso lo sguardo sul piccolo dipinto per osservarne  i particolari - ha a che vedere con le otto fasi lunari?"

Leonardo annuì -"Un filo di Mercurio, simbolo di intelligenza, collega fra loro le fasi di esperienza  connesse alla fase di luna crescente e a quella decrescente. Nella fase crescente il cuore e le sue emozioni sono attive, per cui proviamo invidia, rancore, cattiveria e volontà di fare del male,  mentre nella fase descrescente  proviamo gioia, ilarità, desiderio di piacere e  volontà di armonia e di unificazione con il Tutto. E' per questo che  Aristotele parla di un intelletto del cuore dall'aspetto duplice, attivo e recettivo. Nel suo aspetto passivo  l'anima  illumina la compassione, il nous pathetikos, affetto dalle impressioni che riceve dal mondo esterno, nel suo aspetto attivo  diventa il nous poietikos, l'ntelligenza che  fa tutto e costruisce il mondo dei significati."

"La Dama ha uno sguardo compassionevole, come di chi ha compreso  l'alternanza di luce e di ombra che scuote l'animo umano..." - Anche Celestino era stato avvolto dal fluido misterioso sprigionato dal dipinto  e diceva parole non filtrate dalla testa.

"E' lo sguardo del Buddha che mi descrisse il discepolo di Pletone. Vi si giunge intrecciando le emozioni provenienti dal cuore e le impressioni provenienti dal mondo esterno. E' questo il segreto dell'intelligenza, di Castore e Polluce, i  Dioscuri, che divampa nel  petto di ogni iniziato come un fuoco segreto all'interno di un calice di vetro.  Ma non divaghiamo. Lo vedi il ruscello dietro la spalla sinistra della dama?

"Sì, è starordinario. Vibra con freschezza e dà una sensazione di pace. "

"Rappresenta il flusso di coscienza che scaturisce  dalla mente creativa che il discepolo intreccia nel centro del petto, tra i due seni della Dama. Adesso puoi capire che cos'è l'Ombra, la sua immagine primaria".

Celestino concentrò lo sguardo sul seno della Dama. Il corpetto intrecciato con gli otto anelli si chiudeva su  un piccolo bottone. Celestino osservò bene la figura. Gli sembrava famigliare, ma si vergognava  anche solo di pensare che il maestro avesse dipinto di proposito la figura stilizzata  del sesso femminile...

Leonardo intuì l'imbarazzo dell'allievo.

"Vedo cha hai intuito il senso dell'immagine. L'ombra è la dimensione invisibile della realtà. E' l'origine sia della vita che della coscienza. Senza ombra non ci sarebbe luce, e quindi la creazione.L'ombra è la psichè femminile  relegata nel fondo buio e irrazionale della nostra anima, che non osiamo indagare e rivelare a noi stessi. L'ombra è il subconscio che ottenebra il cuore di emozioni  violente  e che ci spinge a gesti irrazionali, folli e incomprensibili; l'ombra è l'inconscio che influenza sentimenti, decisioni e scelte; l'ombra è la mente non illuminata dalla coscienza dei saggi.  Se il sesso femminile è la mente senziente in grado di generare dal nulla l'essere vivente, anche  la mente senziente del cuore, illuminata dall'Ottuplice intreccio delle sensazioni con le emozioni,  è in grado di generare la Virtù, l'essenza divina della Coscienza umana"  - a questo punto Leonardò  mostrò a Celestino il retro del dipinto  su cui spiccava a grandi lettere un cartiglio -

"Virtutem forma decorat" - lesse Celestino - "la Bellezza orna la virtù "

"E le Virtù ornano  la Bellezza dell'anima" - concluse Leonardo indicando a Celestino i  riccioli di capelli  intorno al tondo viso della Dama -. "Adesso che hai compreso il significato originario dell'Ombra, ne puoi avere una diretta esperienza, perchè  è  la comprensione del cuore che dischiude le porte dell'esperienza iniziatica  e non viceversa, come molti pensano."

E fu così che Celestino  illuminò la  mente all'ombra di un ginepro. Non era ancora un Buddha, ma lo sarebbe diventato. Leonardo ne era certo. Alle spalle della Dama aveva dipinto un albero maestoso, simbolo universale della filosofia spirituale universale. "E'  l'albero dei filosofi..-pensò tra sè e Sè-..l'ho dipinto trentanni fa, ma solo ora ho compreso il suo valore simbolico"

Compiaciuto della sua scoperta, Leonardo richiuse il dipinto nella borsa di pelle e, consapevole del suo potere, non lo mostrò più a nessuno che non avesse, come Celestino, il cuore infiammato d'amore per il corpo, la mente e lo spirito della Donna interiore.

 

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